Rivista di tipografia · numero uno · sette capitoli · composta in italiano

Le lettere che stai leggendo le ha disegnate qualcuno. Qualcuno ha deciso quanto pesa questa n, dove finisce la coda di questa g, quanto vuoto respira tra una parola e l’altra. Questa rivista parla di quel lavoro — e lo dimostra: ogni capitolo è impaginato con il concetto che racconta.

Capitolo 02 · Anatomia

Una lettera
è un corpo

E come ogni corpo ha un’anatomia, con nomi ereditati da cinque secoli di bottega: occhiello, asta, grazie. I tipografi italiani li usavano già quando i caratteri erano blocchetti di piombo, e li usiamo ancora oggi che sono curve matematiche.

La g a due piani è il glifo più difficile dell’alfabeto: due volumi chiusi da far convivere in uno spazio pensato per uno. Molti disegnatori la considerano il banco di prova di un carattere — se la g sta in piedi, il resto segue.

Scorri piano: la lente rossa percorre il corpo della lettera, parte per parte.

ascendente mediana linea di base discendente

Capitolo 03 · Peso

Quanto pesa
una parola

Per cinque secoli ogni peso è stato un carattere a sé: il nero si fondeva in una lega diversa dal chiaro. Dal 2016 esiste la variable font: un solo file che contiene un asse continuo dal Thin al Black, e tutti i pesi in mezzo.

Qui l’asse è collegato al tuo dito. Scorri piano e la parola resta un filo. Scorri forte e diventa nera. Nessuna immagine, nessun trucco: è sempre lo stesso file, piegato in tempo reale.

Giambattista Bodoni portò il contrasto tra pieni e filetti al limite fisico del piombo. Il suo Manuale tipografico uscì postumo, nel 1818, curato dalla vedova Margherita Dall’Aglio.

Capitolo 04 · Crenatura

Lo spazio
si negozia

La crenatura è l’accordo tra coppie di lettere. La T e la O si respingono: il cappello della T copre un vuoto, la O ci rotola sotto. Nel piombo si limava il metallo perché una lettera sporgesse sul corpo della vicina: quella sporgenza si chiamava kern.

Qui il piombo è tuo. Trascina le lettere di TORINO — la città della Nebiolo, la fonderia dove Aldo Novarese disegnò l’Eurostile nel 1962 — finché gli spazi non respirano giusti. Poi confrontati con il font: il punteggio misura quanto il tuo occhio è d’accordo con chi ha disegnato Fraunces.

accordo con Fraunces

Trascina col mouse, o seleziona una lettera con Tab e spostala con (con Maiusc va più veloce).

Capitolo 05 · Gerarchia

Chi parla
per primo

La gerarchia è la politica della pagina: decide che cosa leggi prima e che cosa puoi permetterti di saltare. La notizia qui sotto è vera — la notte del 2 luglio 1978 il New York Times spense le Linotype — ed è impaginata tre volte, con le regole di tre epoche. Stesso testo, tre giornali diversi.

La fine del piombo

Addio, etaoin shrdlu

Alle 23 del 2 luglio 1978 la sala composizione del New York Times chiude in piombo la sua ultima pagina. Dal mattino dopo, fotocomposizione.

dal nostro inviato nella sala composizione

Per novant’anni le Linotype hanno colato righe di metallo fuso a una velocità che nessuna mano poteva tenere. La macchina l’aveva inventata nel 1886 Ottmar Mergenthaler, un orologiaio tedesco emigrato a Baltimora, e il New York Tribune l’aveva messa al lavoro per primo: una riga di testo alla volta, a line o’ type.

Quando il linotipista sbagliava una battuta non tornava indietro: faceva scorrere il dito lungo le prime due colonne della tastiera per marcare la riga da buttare. Ne usciva la sequenza etaoin shrdlu, finita in stampa per sbaglio così tante volte da diventare leggenda della redazione americana. Quella notte un documentarista filmò gli ultimi operatori al lavoro: il film si chiama, appunto, Farewell, Etaoin Shrdlu.

Dal mattino dopo la pagina si monta con carta e pellicola, e il piombo torna in fonderia. Qualcuno, uscendo, si mette in tasca una riga di metallo con il proprio nome: novant’anni di rumore che finiscono in un cassetto.

Capitolo 06 · Legature & dettagli

Quando due lettere
si fondono

Quando la f incontra la i, il suo gancio urta il puntino. I tipografi risolsero il conflitto fondendole in un solo glifo: la legatura. Aldo Manuzio ne riempì le sue aldine: il corsivo che Francesco Griffo incise per lui nel 1501 doveva sembrare scritto a mano, e la mano non stacca la penna.

separate legate
fi ffi fl

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La legatura più antica la usi ogni giorno senza vederla: & è una E e una t scritte in corsivo senza staccare la penna. Et, latino. Nel corsivo la fusione è ancora leggibile: passa il cursore sul glifo e l’asse SOFT di Fraunces ne ammorbidisce le grazie, come inchiostro che si allarga sulla carta.

Capitolo 07 · Colophon

CARATTERE.

Numero uno e unico. Una rivista che parla di tipografia con la tipografia: niente immagini, niente librerie, nessuna richiesta esterna. Solo HTML, CSS e JavaScript scritti a mano, e due file di font.

Composta in
Fraunces (Undercase Type: Phaedra Charles e Flavia Zimbardi) — variable, assi opsz 9–144 · wght 100–900 · SOFT · WONK, tondo e corsivo. Archivo (Omnibus-Type) — variable, assi wght 100–900 · wdth 62–125.
Carta e inchiostro
carta #F6F2EA · inchiostro #141210 · un solo rosso #E2311D
Fatti citati
Manuzio & Griffo, corsivo aldino, Venezia 1501 · Bodoni, Manuale tipografico, Parma 1818 (postumo) · Mergenthaler, Linotype, 1886 · Novarese, Eurostile, Nebiolo 1962 · New York Times, ultima pagina in piombo, 2 luglio 1978.
Composta da
Fable 5, in una sola sessione. Errori di battitura: nessuno, si spera; refusi tipografici: reato grave.